Epic Sicily
Get inspired
Culture 8 min di lettura

Cosa si è salvato negli archivi siciliani, e cosa no

Cosa si è salvato negli archivi siciliani, e cosa no

Chi comincia a cercare i propri antenati siciliani si chiede presto la stessa cosa: "Ma esisteranno ancora i registri?". La risposta onesta è: dipende dal paese, dall'anno e da quello che è successo ai registri nel frattempo. Alcuni sono in condizioni sorprendentemente buone dopo due secoli. Altri sono incompleti, rovinati, o semplicemente non si trovano. Vale la pena saperlo prima, perché cambia le aspettative con cui si parte.

I registri dello stato civile dei comuni

La fonte principale per chi cerca una famiglia dell'Ottocento è lo stato civile. In Sicilia comincia nel 1820, in epoca borbonica: ogni comune doveva registrare nascite, matrimoni e morti. Dal 1866 il servizio passa all'Italia unita, con registri più uniformi e, più avanti, anche indici. Un atto di nascita ottocentesco riporta il nome del bambino, i nomi dei genitori (la madre con il suo cognome da nubile), l'età e il mestiere del padre, i testimoni e spesso la via della casa. Un atto di matrimonio aggiunge i nomi dei genitori degli sposi. Un atto di morte indica spesso i nomi dei genitori del defunto, ed è uno dei modi più rapidi per risalire una generazione.

Anche i registri più recenti sono preziosi, perché aiutano a chiudere il cerchio. Dall'Italia unita in poi, a margine di molti atti di nascita compaiono annotazioni sul matrimonio e sulla morte della persona: un'unica pagina collega così atti di anni diversi, senza che tu debba ritrovarli uno per uno. Un atto di morte del Novecento indica spesso anche il nome del coniuge e dei genitori, e permette di verificare quello che hai ricostruito dagli altri documenti.

Quei registri venivano compilati in doppia copia: una restava nel comune e una veniva depositata presso il tribunale, e poi con gli anni negli archivi provinciali dello Stato. Per questo oggi alcuni sono stati digitalizzati e si possono sfogliare gratis su un portale pubblico online. È una risorsa utile per chi vuole fare un primo tentativo da solo. Vale però la pena chiarire una cosa: il nostro servizio lavora sugli archivi dei comuni e delle parrocchie, non su quelli provinciali dello Stato.

I registri parrocchiali

I registri della Chiesa sono più antichi di quelli civili. Dopo il Concilio di Trento, a metà Cinquecento, le parrocchie furono tenute a registrare battesimi e matrimoni, e poi le sepolture. In molte parrocchie siciliane i registri partono dal Cinquecento o dal Seicento. Per chi ha antenati del Settecento o dei primi dell'Ottocento sono spesso l'unica fonte.

Sono archivi privati, non pubblici. Si consultano con il permesso del parroco, a volte attraverso la curia diocesana, e non esiste un orario di apertura: dipende dalla persona e dalla giornata. Un atto di battesimo riporta i nomi dei genitori e dei padrini, e i padrini sono un indizio prezioso, perché spesso erano parenti o vicini di casa. Alcune parrocchie conservano anche i cosiddetti "stati delle anime", una specie di censimento delle famiglie del paese che permette di capire chi abitava nella stessa casa. Non tutte li hanno, e non sempre si sono conservati.

Come si legge una pagina dell'Ottocento

Aprire un registro ottocentesco per la prima volta è un'esperienza strana. Gli atti sono scritti a mano, in un corsivo stretto, con formule che si ripetono: la data scritta per esteso in lettere, l'ora, il nome di chi dichiara la nascita, il suo mestiere, la sua età. Le età sono spesso approssimate, i mestieri abbreviati e i nomi dei luoghi scritti nella forma dialettale dell'epoca. Nei registri parrocchiali più antichi la lingua è spesso il latino, con nomi italianizzati o latinizzati: Joseph, Giuseppe e Peppino possono essere la stessa persona.

Alcuni registri hanno indici per anno o per decennio che accelerano molto la ricerca, altri no, e allora bisogna sfogliarli pagina per pagina. Per questo il tempo che richiede una ricerca non dipende solo da quanti registri esistono, ma da come sono fatti.

Cosa è andato perduto

Dopo due secoli, qualcosa manca quasi sempre. Le cause più comuni sono banali:

  • Umidità, topi e carta debole. Molti registri sono stati custoditi in locali umidi, e l'inchiostro ottocentesco può essersi mangiato la pagina.
  • Incendi e alluvioni. Un archivio comunale che brucia porta con sé interi decenni.
  • Terremoti e guerra. Gli edifici crollati o danneggiati, e i bombardamenti del 1943, hanno colpito anche gli archivi.
  • Trasferimenti e prestiti. Registri portati altrove per una ricerca e mai restituiti, volumi spostati durante un trasloco del municipio.
  • Tenuta approssimativa. Pagine strappate, annate saltate, atti scritti in fretta e con la grafia illeggibile.

Le registrazioni più recenti sono invece protette dalle regole sulla privacy: gli atti più vicini a noi non sono liberamente consultabili da chiunque. In pratica, chi cerca un bisnonno nato nel 1880 si muove su materiale ben consultabile. Chi cerca un nonno nato nel 1935 dovrà passare dai documenti che ha in famiglia e da chi ha titolo per chiedere le copie.

Il caso più frustrante: il nome c'è, ma non si lega

Non è il registro mancante il problema più comune. È il registro che c'è, in cui trovi sei Giuseppe Russo nati nello stesso decennio nello stesso paese, e non sai quale sia il tuo. Succede quando mancano i nomi dei genitori, quando una famiglia compare con il cognome scritto in due modi diversi, o quando la persona che cerchi è emigrata da giovane e non ha lasciato altre tracce.

In questi casi un archivista serio non sceglie quello che somiglia di più. Scrive che ci sono più candidati e indica cosa servirebbe per distinguerli: l'anno esatto di nascita, il nome di un fratello, un matrimonio successivo. Anche questo è un risultato, perché dice dove tornare a cercare.

Quanto indietro si può arrivare

Con i registri civili si arriva, nei casi migliori, al 1820. Con quelli parrocchiali molto prima. In pratica, però, la ricerca rallenta a ogni generazione, perché ogni passo indietro moltiplica le possibili omonimie e riduce le informazioni che servono per distinguerle. Per molte famiglie le prime tre o quattro generazioni si ricostruiscono con una certa sicurezza. Oltre, ogni legame va verificato con più documenti: un atto di nascita, uno di matrimonio, quello di morte di un fratello, i nomi dei padrini.

È normale, e conviene saperlo prima: fermarsi a un certo punto non è un fallimento, è la misura onesta di quello che dicono le carte.

Che aspetto ha un esito negativo fatto bene

Può succedere che dopo una ricerca fatta bene non si trovi nulla. Un esito negativo fatto bene non è un "non c'è niente". È un rapporto scritto che dice:

  • quali registri sono stati consultati (comune, parrocchia, annate);
  • quali varianti del cognome e del nome sono state provate;
  • cosa è stato trovato di simile e perché non è stato considerato quello giusto;
  • quali anni risultano mancanti o illeggibili;
  • da dove ha senso ripartire, per esempio da un paese vicino o da una parrocchia diversa.

Un rapporto così fa parte del lavoro che facciamo con il turismo delle radici. Con un rapporto così non butti via nulla: sai esattamente dove la ricerca si è fermata, e puoi continuarla da solo o con qualcun altro senza ripetere il lavoro già fatto.

Per questo si compra la ricerca, non il risultato

È la ragione per cui nel nostro servizio di turismo delle radici la ricerca si paga come un lavoro, e non come la promessa di un esito. Nessuno può garantire che il registro giusto esista ancora, sia leggibile e contenga il nome di cui hai bisogno. Quello che si può garantire è il metodo: dove si cerca, con quali varianti, per quali anni, e un resoconto scritto onesto alla fine.

Se vuoi capire cosa è realistico aspettarsi per la tua famiglia, parti dall'articolo su come trovare il paese da cui è partita la tua famiglia: con nome, anni, paese e nomi dei genitori in mano, la domanda sui registri diventa molto più concreta.

Domande frequenti

I registri parrocchiali siciliani sono consultabili?
Sì, ma sono archivi privati: si consultano con il permesso del parroco, a volte tramite la curia diocesana. In molte parrocchie partono dal Cinquecento o dal Seicento.
Da quando esistono i registri dello stato civile in Sicilia?
Dal 1820, in epoca borbonica. Dal 1866 il servizio passa all'Italia unita. Nei comuni si trovano ancora molti registri originali, a volte in condizioni diverse da annata ad annata.
Molti registri siciliani sono andati distrutti?
Alcuni sì, per umidità, incendi, alluvioni, terremoti, guerra e semplice incuria. Non esiste una regola: dipende dal comune e dall'annata, per questo ogni ricerca va verificata paese per paese.
Cosa succede se la ricerca non trova nulla?
Con un servizio serio ricevi un rapporto scritto: registri consultati, varianti provate, anni mancanti e da dove ripartire. È un risultato utile, perché evita di ripetere il lavoro.