Chi organizza un viaggio nel paese dei propri antenati ha quasi sempre in testa una scena: la piazza, il campanile, una porta che si apre. La realtà è più lenta e più disordinata, e per questo spesso più bella. Questo articolo racconta cosa succede davvero, in che ordine e con quali ostacoli, così arrivi preparato.
Nei mesi prima: cosa si prepara
La giornata nel paese si decide mesi prima. Servono le cose di cui parliamo qui sotto, più qualche scelta pratica.
- Il paese e i nomi. Se non hai ancora il comune di origine, parti da come trovarlo.
- Una lettera in italiano al comune e alla parrocchia, con nome, anni e nomi dei genitori, per capire prima quali registri esistono e quando si possono vedere.
- La stagione. Primavera e autunno sono le più comode. Ad agosto molti paesi si riempiono per la festa del santo patrono e per il ritorno di chi è emigrato: è bellissimo da vivere, ma gli uffici sono spesso chiusi o a ranghi ridotti.
- Un contatto sul posto, che sappia chi chiamare e quando. Se vuoi un aiuto fin dall'inizio, è quello che facciamo con il turismo delle radici.
Il parroco è spesso la persona che sa di più
In un paese piccolo il parroco conosce le famiglie per cognome, ricorda chi si è sposato in chiesa e chi è partito, e custodisce i registri di battesimi, matrimoni e sepolture. Spesso è anche la persona che ti può indirizzare dal vicino di casa giusto. Il problema pratico è che quasi mai parla inglese e ha giornate piene: messe, funerali, catechismo, altri paesi da seguire se la parrocchia è piccola.
- Non presentarti a caso. Fissa un appuntamento, meglio se tramite qualcuno del posto.
- Porta una lista scritta di nomi e date. Il parroco lavora meglio con un foglio davanti.
- Rispetta il luogo: una chiesa è anche un luogo di preghiera, non solo un archivio.
- Un'offerta per la parrocchia è un gesto gradito e normale, non obbligatorio.
Il comune: orari veri e cosa portare
L'ufficio dello stato civile di un piccolo comune può essere una stanza con una scrivania e uno o due impiegati. Gli orari al pubblico sono spesso ridotti: qualche mattina alla settimana, a volte due o tre giorni, con pausa pranzo e chiusure diverse in agosto. Non esiste un posto più facile da sbagliare per chi arriva da lontano: puoi fare mille chilometri e trovare la porta chiusa.
- Chiama prima. Chiedi quando c'è la persona che si occupa dei registri, non solo quando "è aperto".
- Porta un documento di identità e le copie delle carte di famiglia che hai.
- Sii preciso su cosa chiedi: nome, cognome, anni, nomi dei genitori. Una richiesta vaga riceve una risposta vaga.
- Prepara la lingua. Un impiegato può non parlare inglese. Le parole che servono sono poche, ma devono essere quelle giuste.
Alcune copie possono richiedere tempo, una piccola spesa o una richiesta scritta, e non si ottengono sempre nello stesso giorno. Tienilo presente quando organizzi la visita.
Bussare alla porta della casa
È il momento che tutti immaginano e quello su cui è più facile sbagliare. Se hai l'indirizzo, o la via, sei già a buon punto. Il metodo che funziona meglio in un paese siciliano è lo stesso che funzionerebbe in qualsiasi paese: non presentarti come uno che vuole qualcosa.
- Vai con qualcuno del posto, che spiega chi sei in due frasi prima che tu apra bocca.
- Mostra una fotografia: ti riconoscono più dalle facce che dai cognomi.
- Se la casa è abitata da estranei, ringrazia e non insistere. Il fatto che sia stata la casa della tua famiglia non dà il diritto di entrare.
- Se nessuno risponde, chiedi ai vicini o al bar. Nei piccoli paesi tutti sanno chi ha abitato dove, e quasi sempre qualcuno è contento di raccontartelo.
Non aspettarti che la casa sia rimasta com'era. Può essere stata ricostruita, divisa tra più eredi, abbandonata o venduta. Anche la sola via, vista oggi, vale il viaggio.
Il cimitero è un archivio
In Sicilia il cimitero del paese è uno dei posti che più sorprendono chi arriva. Le tombe di famiglia portano nomi, date e spesso fotografie, e in un paese piccolo i cognomi si ripetono per file intere: puoi trovare il bisnonno, la sorella rimasta, i figli di lei. Una cappella di famiglia o una lapide possono dare date di morte e relazioni che nessun registro riporta così in chiaro. Porta una macchina fotografica, un fiore se vuoi, e verifica gli orari di apertura, che cambiano con la stagione.
L'incontro con i parenti, quando ci sono
Se i parenti rimasti ci sono, l'ostacolo principale non è la diffidenza, che quasi non c'è. È la lingua. Molti anziani parlano un siciliano stretto, a volte anche gli italiani faticano a seguirli, e chi arriva dall'America o dall'Australia si trova con un'ora davanti e nessun modo di dire le cose che aveva in mente da anni.
- Porta le fotografie di famiglia. Funzionano meglio di qualunque documento: una foto fa nascere un racconto, un certificato no.
- Porta i nomi di chi partì e dei fratelli rimasti, scritti.
- Non pretendere che conoscano il tuo ramo. Spesso sanno che "alcuni se ne andarono in America", ma non sanno dire di chi si trattasse.
- Un piccolo regalo del tuo posto è un gesto che si capisce senza traduzione.
- Accetta il caffè. Rifiutare è l'unico errore che fa davvero male.
Cosa portare con te
- Fotografie stampate di famiglia, più quelle sul telefono.
- Una lista scritta di nomi, date e luoghi, con i nomi dei genitori.
- Un albero genealogico anche incompleto, su un foglio.
- Un quaderno e una penna: i racconti più utili arrivano senza preavviso.
- Scarpe comode e un po' di contanti.
- Un regalo piccolo da portare a chi ti accoglie.
Come si può organizzare la giornata
Non esiste un ordine unico, ma uno schema che funziona spesso è questo. Al mattino il comune, perché è l'ufficio con gli orari più stretti. Poi la chiesa e il parroco, a fine mattinata. Pranzo con calma, magari con chi ti ha accompagnato: è il momento in cui i racconti vengono fuori. Nel pomeriggio, quando tutto si ferma, la passeggiata: la via, la casa vista da fuori, il cimitero. Se i parenti vogliono incontrarti, la sera è spesso il momento migliore, perché le case si riaprono.
Cosa non aspettarsi
Una visita di questo tipo non somiglia a un episodio di televisione. Può succedere che:
- il registro che cerchi non ci sia o sia illeggibile;
- i parenti non ci siano più, o non abbiano mai saputo di voi;
- la chiesa sia chiusa, perché in molti paesi si apre solo per le funzioni;
- tra l'una e le quattro del pomeriggio quasi tutto si fermi;
- il giorno scorra più lentamente di quanto avevi previsto: gli incontri sono lunghi, i caffè sono due.
Pianificare poco e lasciare spazio è il consiglio migliore. Una giornata con un solo appuntamento fissato e il resto aperto produce più ricordi di una giornata con sette.
Perché conviene avere qualcuno del posto che traduce
Quasi tutto quello che abbiamo descritto si semplifica se accanto a te c'è una persona che conosce il paese, parla il siciliano, parla la tua lingua e sa a chi chiedere. Per questo nel nostro servizio di turismo delle radici la giornata nel paese è fatta con un professionista che traduce per tutto il tempo: con il parroco, al comune, con gli eventuali parenti.
Non sostituisce quello che nessuno può fare al posto tuo, cioè bussare, ascoltare, guardare. Toglie solo gli ostacoli che non hanno niente a che fare con il significato di quel giorno. Se vuoi capire cosa serve per arrivarci, parti da come trovare il paese da cui è partita la tua famiglia. E ricorda che la ricerca richiede almeno tre mesi: se pensi di partire in primavera, comincia adesso.
Domande frequenti
- Devo prenotare prima di andare al comune del paese dei miei antenati?
- Sì, conviene chiamare prima. Gli orari al pubblico dei piccoli comuni sono ridotti e a volte la persona che si occupa dei registri c'è solo alcuni giorni.
- Il parroco parla inglese?
- Quasi mai. Per questo conviene avere con sé qualcuno che traduce, e portare una lista scritta di nomi e date.
- Posso bussare alla casa dove abitava la mia famiglia?
- Si può, ma con tatto: meglio con una persona del posto, mostrando una fotografia e senza insistere se i nuovi abitanti non hanno voglia di parlare.
- Cosa portare per incontrare i parenti?
- Fotografie di famiglia stampate, i nomi di chi partì e dei fratelli rimasti, un piccolo regalo del tuo posto e un quaderno per scrivere i racconti.




